Menu principale:
C’è una stanza nei miei pensieri
che mi ricorda il tempo infelice
della fanciullezza;scarna e vuota
come la mia mente confusa
alla ricerca dell’incerto futuro:
reali il dissestato letto matrimoniale,
due lettini di ferro arrugginito,
l’armadio di legno antico e tarlato,
il bronzeo Crocifisso nella nuda parete,
il nodoso e sconnesso tavolo,
le cinque sedie di paglia lavorata,
il sereno e totale affetto dei genitori.
L’arrogante vociare dei soldati armati
m’inseguiva nei viali del Lido
quando deturpavo da incosciente
i fiori sbocciati sui verdi prati
o il casolare d’un vecchio brontolone.
Era incerto il mio fanciullesco passo
tra le piaghe d’una guerra feroce
vissuta nel grave disagio del profugo,
nella miseria e nella presenza del male:
unico rifugio le tenere braccia materne.
Talvolta frammentario il dubbio
alle mie puerili ed istintive domande
sulla dispotica ironia dei vincitori
e sul pianto disperato della gente
alla ricerca della verità nella fede
che non dava giuste risposte,
esclusa dal caro nido familiare
coperto di polverose macerie.
Giuseppe Pierri.