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Ricordo la casa dell’infanzia,
una sensazione di solitudine
nelle stanze dalle pareti nude,
appena scalfite da piccoli intagli.
Accosto gli occhi alla memoria
confusa per le evanescenti ombre,
che non assumono distinti contorni
nel faticoso cammino della vita.
Il lungo viaggio non mi conduce
alla casa dei cari sogni, svaniti
al mattino, come la fitta nebbia
all’apparire del pallido sole.
E’ penoso il ricordo reciso
dal sovrapporsi di altre immagini.
Chiedo perdono per il cervello
sconvolto dalla strana inquietudine.
Ignoro un onesto e bravo guaritore,
ma non l’invoco come salvatore:
la stagione è velata e fredda
ed è lontana la dolce primavera.
Giuseppe Pierri.