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Gli attori si rassomigliano
nel palcoscenico della vita
quando popolano di fatti
la nostra pigra esistenza.
Li amiamo e li imitiamo
come simboli del credere:
destinati a seguire l’incognito
che si annida nell’inconscio,
se la mente non li accetta
nella lucida memoria.
Quando recitano in coro,
è pacato il tono della voce
che scandisce le sillabe:
tonfi cadenzati di sassi
sulle melmose acque stagnanti.
Il silenzio si frammenta,
si distingue l’eco tonale:
è meglio soffermarsi sul banale,
pur che la musicalità non stemperi
l’effetto che il regista crea.
Giuseppe Pierri.